NASCITA

Chi non ha più di un istante di vita, non ha più nulla da nascondere.

(QUINAULT, Atys citazione da "Il manoscritto trovato in una bottiglia di Edgar Allan Poe")


Ho iniziato a scrivere questo resoconto per far sì che altri non cadano vittima del nostro stesso errore.

Ricordo quando iniziai.

Fu prima di unirmi ad altri compagni di sventura con cui sopravvivo e con cui, con circospezione, mi muovo in questo mondo che ormai stento a riconoscere anche se è stato qui che nacque e si evolse la nostra specie, e sicuramente ne sarà il monumento funebre.

Peregrinavo da solo in una zona della città non ancora preda degli Altri e, come facevo ormai da giorni, scelsi una casa lussuosa dove trascorrere il periodo di buio: gli Altri agiscono di notte e se ti individuano il tuo destino è peggio della Morte.

Perciò, i sopravvissuti si muovono di giorno e si rifugiano in zone meno pericolose dove trascorrere al chiuso la notte.

Entrai in quella che era stata la dimora di qualche benestante e riuscii a barricarmi ed evitare che gli Altri mi trovassero.

In quella dimora abbandonata trovai un diario elettronico in cui qualcuno aveva raccontato la propria vita.

Lo resettai ed iniziai a riportarvi il mio diario di viaggio sino al giorno in cui avevo incontrato quei sopravvissuti a cui mi unii.

Uno dei nuovi compagni mi ricordò della sonda di un altro mondo che si stava avvicinando al nostro e che lo avrebbe raggiunto dopo due o tre generazioni dalla mia.

I nostri scienziati ne ascoltarono la voce, ne tracciarono l'origine e decisero di costruire una sonda di risposta ed indirizzarla al mondo che aveva sfidato l'universo.

La zona di lancio era presidiata e gli Altri, sinora, se ne tenevano a distanza.

Contattammo il gruppo di scienziati che accolsero favorevolmente la nostra idea: avremmo affidato la nostra storia a quella sonda lanciata dall'altra parte dell'universo.

I miei compagni mi diedero l'incarico di stendere un resoconto che sarebbe stato affidato alla sonda e da allora, durante il periodo di guardia, ho iniziato a scrivere del nostro mondo, della nostra forma elaborata di suicidio di razza.

Quando sarà completato verrà collocato in una cassa di metallo, assieme agli strumenti necessari affinché un'altra razza riesca a comprendere la nostra lingua.

Le scuole sono state le prime a cadere ed i vecchi metodi audiovisivi per insegnare a leggere e scrivere ...non mi occorrono più. Ho smesso di insegnare prima che tutto questo iniziasse.

Devo interrompere, ho sentito un rumore e devo andare a controllare ...


Sono passati alcuni cicli da quando un rumore estraneo ha interrotto il mio racconto.

Era un droide spazzino impegnato a ripulire le strade.

L'ho distrutto, così per principio, ma non ho avuto il tempo di riprendere a stendere questo diario.

Abbiamo attraversato una zona sotto il controllo degli Altri.

Abbiamo trascorso le notti nei sotterranei di alcune cittadine, pronti a scattare al minimo rumore e siamo riusciti, senza che gli Altri si accorgessero di noi, a passare oltre.

Ora ho ripreso in mano questo diario e, finalmente, credo di poter iniziare a raccontare della nostra razza e della sua fine.

Non ci saranno nomi di luoghi e di persone, non ci saranno elementi che potrebbero essere usati dagli Altri, qualora riuscissero a catturarci prima di compiere questo canto funebre per la nostra specie, prima di avvisare l'universo che gli Altri sono tra noi.

Ma basta indugiare, è il momento di iniziare a raccontare il principio della nostra fine ... al prossimo turno di guardia.


Esiste un termine, inizio della fine, che identifica il punto in cui ha origine una serie di eventi che portano ad un tragico epilogo.

Il nostro inizio non ha un punto preciso ma possiamo immaginare che la pietruzza che diede origine alla valanga fu dettata dalla modifica di un utensile giornaliero.

Se rappresentassi l'accusa al processo di genocidio darei a questa pietruzza l'aggravante delle buone intenzioni, ma sono solo un insegnante che deve descrivere un'interminabile valanga che ci cancellerà dall'universo.

Arrivo addirittura a giustificare il motivo per cui questa situazione si è evoluta: la ricerca della felicità, la necessità di avere maggior tempo libero da dedicare alle proprie passioni.


Una pietruzza, un sassolino si diceva.

Per la natura stessa della catastrofe mi immagino che tutto nasca da un apribottiglie elettrico, un semplice utensile da cucina a cui un individuo svogliato, con un ingegno particolare, apportò delle migliorie.

Un carrello di trasporto, delle ruote e delle estensioni prensili lo trasformarono: adesso bastava un semplice comando e questo oggetto avrebbe trovato la strada verso il frigo, prelevato una bottiglia, l'avrebbe aperta e consegnata allo svogliato.

Magari in un periodo successivo la programmazione avrebbe indotto questo oggetto a raccogliere i vuoti ed a collocarli nel punto di riciclaggio.

È triste pensare che lo scenario che ci circonda oggi sia stato originato da qualcosa di simile.

Ma è addirittura angosciante pensare che ci siano stati tanti punti in cui ci si sarebbe potuti fermare e che nessuno se ne sia reso conto.


No. La mia razza non dà la colpa a quel sassolino, il primo robot domestico del resto ci avrebbe affrancato da qualche compito, regalato qualche decina di minuti da dedicare alle nostre attività.

Neanche lo sconosciuto ideatore del congegno avrebbe immaginato l'epilogo attuale e, probabilmente, anche gli altri sassolini che iniziarono a rotolare non possono essere considerati colpevoli di aver causato, in tutto l'insieme, la nostra distruzione.


La pietruzza urtò un altro sassolino ed il robodomestico venne potenziato. È irrilevante sapere chi ne fu l'artefice, ma un sassolino ne aveva urtato un altro ed un altro ancora.

Ma anche in questo caso la catastrofe finale era ancora evitabile: chi vive in montagna avrà di certo notato un gruppo di sassolini rotolare indisturbati sino a valle senza portarsi appresso morte e distruzione. A quel gruppetto di sassolini somigliava il potenziamento del robodomestico: adesso era in grado di verificare lo stato delle provviste, andare al supermercato e fare la spesa.

La stessa limitata intelligenza artificiale fu applicata ad altri oggetti domestici ed al termine di questa prima discesa di sassolini nel mio mondo ci furono diversi elettrodomestici modificati.

L'obbligo del lavoro diminuiva sino a scemare. La mia razza aveva raggiunto quella che sembrava la soglia del paradiso, tutto il tempo a disposizione per indulgere nelle arti e nelle ricerche; ma non ci accontentammo.


Fu come se uno spiritello maligno avesse raccolto i sassolini rotolati a valle e li avesse riportati in cima alla montagna: altri, non paghi di essere affrancati dalla schiavitù del lavoro, iniziarono a lamentarsi della brevità della vita e focalizzarono le ricerche in modo che la nostra esistenza si prolungasse.

Dapprima organi artificiali e successivamente delle nanomacchine (dette naniti) che, immesse nel sistema circolatorio, riparavano i danni dell'età, concedendoci sempre più vita.


Un altro gruppo di sassolini rotolò a valle, anche questa volta senza causare danni rilevabili.


Se ci fossimo soffermati a guardarci, allora avremmo forse capito che avevamo raggiunto il massimo desiderabile, una lunga vita senza il dovere di lavorare per viverla.

Ma volevamo andare oltre.

Qualcuno si accorse che, nei periodi in cui ricaricavamo le nanomacchine, potevamo scambiarci informazioni in una sorta di comunicazione telepatica. Altri ne potenziarono il software.

Le nanomacchine si automiglioravano aumentando il campo di comunicazione, ma la loro stessa configurazione non poteva andare oltre un certo limite.


Questa volta i sassolini non portarono appresso solo altri piccoli sassolini: massi di enormi dimensioni, forse disturbati dalle precedenti valanghe, si staccarono rotolando a valle e seminando morte e distruzione.


Qualcuno decise che il rumore di fondo delle nanomacchine che parlavano tra loro doveva essere esteso a tutto il pianeta.

Dicemmo che sarebbe stato bello elaborare un pensiero all'emisfero opposto ed averlo disponibile in tutto il nostro mondo ma, purtroppo, non avevamo considerato che ciò era il principio della fine dell'individualità.


Le coscienze interconnesse dei migliori scienziati progettarono un'enorme macchina senziente in grado di stabilire una comunicazione istantanea con tutti le nanomacchine del pianeta.

Qualcuno la chiamò "la regina dell'alveare" e mai nome fu più azzeccato!

Non appena attivata, la macchina iniziò a nutrirsi ed a potenziare i naniti: in breve tempo il software modificato si diffuse in tutto il pianeta.

Da padroni diventammo schiavi.


La valanga rase al suolo il nostro bene più prezioso: l'individualità!

Coloro che se ne accorsero e tentarono di opporsi furono catturati, portati in apposite strutture e diventarono come gli Altri.

Alcuni, come me decisero di scappare ma gli Altri crescono.

Qualcuno afferma di aver visto delle stanze di procreazione. Il loro numero diventa sempre più grande. Noi continuiamo a resistere, ma abbiamo la certezza che la nostra individualità è destinata a finire e coloro che tra noi non riusciranno ad uccidersi, diventeranno Altri.

Sappiamo che, quando la nostra vita vedrà il suo epilogo, sentiremo quella cantilena che, amici costruttori della sonda aliena, ci auguriamo non abbiate mai a sentire:

"Noi siamo i Borg. Voi sarete assimilati. Le vostre peculiarità biologiche e tecnologiche saranno assimilate alle nostre. La resistenza è inutile. La vita come voi la concepite è finita."


      Base Stellare Commisione Voyager