Gene Roddenberry Centennial: seconda parte

Nell’articolo pubblicato in queste stesse news il 19 luglio, ad un mese esatto dalla celebrazione del centenario dalla nascita di Gene Roddenberry, abbiamo raccontato l’infanzia, l’esperienza di guerra, i primi lavori, gli esordi nel mondo della televisione e infine lo sviluppo iniziale di Star Trek.

Con l’articolo di oggi intendiamo raccontarvi gli ultimi anni di vita di Roddenberry, dalla fine della prima trasmissione della serie classica fino al grande successo degli anni ’80.

In tutto questo non troverete traccia di analisi approfondite sulla figura del creatore di Star Trek, né sulla sua eredità, salvo qualche breve cenno, per trovare questi approfondimenti vi invitiamo ad iscrivervi allo STIC-AL e seguire le ulteriori iniziative celebrative che verranno ospitate nelle pagine del nostro magazine.

Già nel corso della lavorazione di Star Trek, Roddenberry aveva gradualmente abbandonato la serie, ma anche dopo la sua cancellazione, nel 1969, si sentiva ancora fortemente legato alla fantascienza e se ne identificava malgrado avesse avuto una lunga esperienza nella scrittura di polizieschi e western.

La cancellazione di Star Trek lo mise in grave crisi, sia finanziaria che creativa, gli sembrava quasi di aver raggiunto l’apice della sua carriera di scrittore e che i suoi sogni non si sarebbero realizzati, davanti a lui sembrava prospettarsi una carriera in discesa.

Schiacciato dagli impegni finanziari, e con i debiti dovuti al divorzio dalla prima moglie, cercò di raggranellare qualche dollaro grazie all’aiuto di alcuni suoi vecchi amici. Herb Solow, con cui aveva collaborato in Star Trek, gli offrì 100.000 dollari per realizzare la sceneggiatura di “…E dopo le uccido”, un filmetto diretto da Roger Vadim con Rock Hudson e Angie Dickinson, basato sul romanzo di Francis Pollini “Belle ragazze in fila”. Nel cast figura anche James Doohan. Nello stesso periodo vende la sceneggiatura per un altro film che avrebbe dovuto riguardare delle esperienze paranormali ma finì per raccontare, in una sorta di transfert, le sue esperienze di scrittore prossimo al fallimento. Grazie ad Arthur C. Clarke, altro amico di vecchia data, viene introdotto nel circuito delle convention di fantascienza e tiene qualche corso di fantascienza nelle università. Come materiale da far vedere ai partecipanti, si portava dietro la bobina di “The Cage” e le bobine con i blooper della serie, le poche cose di cui poteva ancora liberamente disporre avendo venduto i diritti di Star Trek alla Paramount che tramite la Gulf+Western aveva rilevato la Desilu.

Tra il 1972 e il 1973, Roddenberry riprende le fila del suo rapporto con la fantascienza, tornando a quel genere al quale sentiva ormai di appartenere. Sono ben 4, infatti, le serie che riesce a vendere a diverse reti. La prima di queste serie, Genesis II, ambientata in una Terra post apocalittica, nasce con l’intento di riuscire a ricreare il successo di Star Trek, che a quel punto, grazie alla syndication stava cominciando a diventare un importante fenomeno culturale. La produzione di Genesis II era partita con le migliori prospettive: Roddenberry aveva scritto una bibbia di 45 pagine proponendo diverse idee che potevano essere la base per delle ottime storie. Il pilota della serie viene trasmesso nel marzo del 1973 con un ottimo successo di pubblico, tanto che vengono richieste altre 4 sceneggiature, con l’intento evidente di mandare in produzione la serie. Ma la CBS fa marcia indietro. Il film “Il pianeta delle scimmie” ha un tal successo, superiore a quello comunque positivo di Genesis II, che la rete decide di puntare sulle scimmie e quindi ne cancella la produzione a favore di una serie basata sul film appena uscito e che si dimostrerà, invece, un totale fallimento venendo cancellata dopo solo 14 episodi.

La seconda serie su cui lavora Roddenberry è Questor Tapes, realizzata in collaborazione con Gene L. Coon, vecchia conoscenza per gli appassionati di Star Trek e vera mente dietro molte delle idee che hanno reso grande la nostra serie. Questa volta la rete è la NBC, che ordina 16 episodi, da mandare in onda dopo Agenzia Rockford, il venerdì sera. L’episodio pilota, trasmesso il 23 gennaio del 1974, ottiene una risposta critica positiva ma la rete chiede che vengano apportati dei significativi cambiamenti, inaccettabili per Roddenberry, che lascia la serie causandone l’immediata cancellazione.

Nel corso del 1974, Roddenberry rielabora, per la ABC, l’idea di Genesis II, realizzando un secondo progetto chiamato “Pianeta Terra” (Planet Earth). Viene realizzato un episodio pilota, trasmesso nell’aprile del 1974, con risultati non proprio soddisfacenti. Anche in questo caso l’idea di Roddenberry non collima con le esigenze della rete e ancora una volta viene allontanato dalla serie. La rete proverà a rielaborare nuovamente il materiale trasformandolo nell’episodio pilota “Strange New World” (titolo preso direttamente dall’incipit di Star Trek) ma per la terza volta senza poi portare in produzione la serie.

Non migliore fortuna hanno i successivi tentativi di dare vita a nuove serie. “Magna I”, serie di fantascienza subacquea, in lavorazione per la 20th Century Fox Television, viene cancellata prima ancora di avere una qualche possibilità e analogamente succede al progetto “Tribunes”, un poliziesco fantascientifico su cui Roddenberry lavora per ben 4 anni senza mai riuscire a farlo approdare a qualcosa più di un progetto sulla carta.

Nel frattempo Star Trek stava risalendo la china del successo, da diversi anni ormai si vedevano le avvisaglie di quel grande fenomeno di massa che diventerà in pochissimi anni. Come già sappiamo, infatti, la continua ritrasmissione in syndication della serie ne stava decretando il successo con sempre più persone interessate al prodotto.

Roddenberry aveva venduto i suoi diritti su Star Trek alla Paramount, in cambio di un terzo dei guadagni, che però non erano mai arrivati, anzi la Paramount dichiarò che Star Trek era in perdita di mezzo milione di dollari, ancora nel 1982, ma di questo parleremo più avanti.

Escludendo la famosa convention Star Trek lives! del 1972, il primo segnale concreto che la serie stava risorgendo dalle sue ceneri si ebbe nel 1973. Lou Scheimer, uno dei fondatori della casa di produzione Filmation, aveva cercato fin dalla fine degli anni ’60, con Star Trek ancora in produzione, di realizzare una serie a cartoni animati. Inizialmente pensata sullo stile di quello che oggi è Lower Decks, ma anche di questo avremo modo di parlarne in altri articoli, la serie naufragò prima ancora di nascere a causa della situazione piuttosto tesa che si era creata tra Roddenberry e la Paramount. Nel 1973, però, lo stesso Scheimer riuscì nel suo iniziale intento e coinvolse Roddenberry nella produzione di una serie animata che avrebbe dovuto durare, nelle intenzioni iniziali, diverse stagioni ma che invece si concluse dopo soli 22 episodi e una stagione e mezza. Sebbene Roddenberry fosse pagato per ogni episodio e effettivamente avesse contribuito alla stesura di alcune sceneggiature, la maggior parte del lavoro lo lasciò nelle mani esperte di D.C. Fontana.

Per ragioni di costi, inizialmente solo una minima parte del cast avrebbe dovuto far parte del progetto, e giocando un po’ sporco Roddenberry riuscì a coinvolgere un recalcitrante Nimoy che per converso spinse per riavere l’intero cast. Alla fine, rimase escluso solo Walter Koenig al quale venne offerta, come contentino, la stesura di una sceneggiatura.

Sebbene la serie animata non avesse avuto un grande successo il prodotto Star Trek continuava a raggranellare appassionati e fu proprio la mole di persone, via via crescenti, che continuavano a frequentare le convention (6.000 a New York nel 1973 e 15.000 nel 1974, contro le 4.500 della più importante convention di fantascienza a Washington), che convinse la Paramount ad assumere nuovamente Roddenberry allo scopo di realizzare dapprima un film e successivamente al successo di “Guerre Stellari” una seconda serie di Star Trek, con un cast nuovo unito al cast originale e infine nuovamente un film che uscirà effettivamente nelle sale nel 1979 con il nome di Star Trek: The Motion Picture. Non mi dilungo su questo passaggio della vita di Roddenberry e sul lunghissimo percorso che ha portato dalla serie animata al primo film. Per approfondimenti vi rimando alla serie di articoli denominata Lost Trek e uscita negli Inside 192, 193, 194, 195-196, 198, 199 e New Visions 1 e 2.

Malgrado la convinzione della Paramount, spesso ribadita e citata anche prima in questo stesso articolo, che ancora nel 1982 Star Trek avesse un debito di 500.000 $, il film del 1979 fu un vero e proprio successo al botteghino, e un calcolo che tiene conto dell’inflazione lo pone, attualmente, al terzo posto tra i film più redditizi di Star Trek, dopo il film del 2009 e Into Darkness del 2013. La causa della convinzione espressa dalla Paramount fu l’aver attribuito al bilancio del primo film tutti i soldi spesi su Star Trek dalla metà degli anni ’70 fino alla realizzazione del film stesso, un’operazione di bilancio scorretta sebbene legale.

Forte del successo del primo film, Roddenberry propose un nuovo soggetto alla Paramount: i Klingon volevano contrastare l’omicidio di JFK allo scopo di alterare la storia umana e l’equipaggio dell’Enterprise doveva sventare questo tentativo. La Paramount, consapevole delle difficoltà vissute nella produzione di TMP, decise di rifiutare la proposta di Roddenberry assumendo al suo posto Harve Bennett e lasciando a Gene il ruolo marginale di consulente, ruolo che manterrà per tutti i film prodotti finché è rimasto in vita e che svolgerà fornendo idee e appunti (praticamente mai considerati da Bennett) e rispondendo alle lettere dei fan.

Il continuo aumento dei salari pagati per gli attori principali spinse Frank Mancuso, CEO della Paramount e convinto di avere tra le mani un vero e proprio gioiello, a valutare la possibilità di realizzare una nuova serie televisiva che potesse spostare l’interesse del pubblico dal cinema alla televisione limitando così le aspettative di vedere nuovi e costosi film a favore di un prodotto molto meno costoso e potenzialmente più redditizio. Dopo un iniziale rifiuto, Roddenberry, deluso dalle prime idee messe sul tavolo, decise di accettare e si mise all’opera riscrivendo la bibbia della serie inizialmente redatta da David Gerrold (che abbiamo conosciuto ad una STICCON e noto per essere stato l’inventore dei triboli).

L’iniziale accordo stipulato con la Paramount non prevedeva che Roddenberry dovesse avere il controllo della serie, ma alcune valutazioni di ordine pratico, relative al suo rapporto con il fandom, convinsero i vertici della casa di produzione ad assecondare la richiesta di Gene di assumere il ruolo di produttore esecutivo della serie.

La realizzazione delle prime due stagioni si rivelò estremamente difficoltosa: le tensioni nel gruppo degli sceneggiatori furono tali e tante da causare molteplici licenziamenti e rinnovamenti. Il coinvolgimento sempre maggiore di Rick Berman, imposto dalla Paramount ma in ottimi rapporti con Roddenberry, unitamente al sempre minor coinvolgimento nella produzione di quest’ultimo, permisero di superare l’iniziale periodo burrascoso e lanciare The Next Generation verso quel grande e lungo successo di cui gode ancora oggi.

Colpito da un ictus a settembre del 1989, Roddenberry è costretto su una sedia a rotelle. L’ictus è solo l’ultimo di una serie di problemi di salute che lo affliggevano fin dal 1980 e che sono presumibilmente la conseguenza dell’abuso di droghe e alcool che hanno aggravato uno stato di salute su cui pesavano anche il diabete e la tendenza alla pressione alta. Nel 1991 un secondo ictus gli è fatale. Muore il 24 ottobre.

Nel 1992 una parte delle sue ceneri, a bordo dello Space Shuttle Columbia, compie un volo nello spazio. Nel 1997, una piccola parte, 15 grammi, delle ceneri di Roddenberry, viene caricata a bordo della sonda Celestis che resta in orbita attorno alla terra fino al 2002 per poi disintegrarsi nell’atmosfera terrestre. Era previsto un ultimo viaggio nello spazio profondo, insieme alle ceneri della moglie Majel Barrett, ma il progetto è stato accantonato e per il momento non è dato sapere se e quando le ceneri di Roddenberry raggiungeranno nuovamente, e in che modo, lo spazio.

Anche i giornali italiani parlarono di questi viaggi spaziali.

Dal Corriere della sera del 27 gennaio 2009

LOS ANGELES – Il creatore di Star Trek e la moglie trascorreranno l’eternità nello spazio. L’anno prossimo la società specializzata Celestis manderà in orbita le ceneri di Gene Roddenberry e di Majel Barrett, sua consorte e musa cinematografica, rispettando le loro ultime volontà. Le ceneri della coppia saranno sigillate in capsule speciali, fabbricate per resistere alla permanenza nello spazio, e trasportate da una navicella spaziale assieme ai messaggi (digitali) dei fan.

SECONDO LANCIO – Dopo la morte di Gene Roddenberry nel 1991, la moglie, che ha recitato in quasi tutte le puntate della saga tv spaziale ed era soprannominata la «First Lady di Star Trek», ha incaricato Celestis di inviare parte delle ceneri del marito nello spazio nel 1997. Si pensa tuttavia che la capsula si sia disintegrata rientrando nell’atmosfera. Majel, morta il 18 dicembre scorso a 76 anni, aveva espresso il desiderio che i suoi resti finissero nello spazio assieme a quelli di Gene. Per questo è stato predisposto un nuovo lancio a un’orbita più alta. I resti stavolta «non torneranno mai sulla Terra», ha precisato una portavoce di Celestis, Susan Schonfeld.

La morte di Roddenberry quindi non ne ha decretato la scomparsa ma è stata solo la fine del suo viaggio terreno, non solo le sue ceneri hanno letteralmente preso il volo, ma dalla sua principale creazione, Star Trek, sono nati oramai una quantità impressionante di film e nuove serie televisive, e la saga sta vivendo da un decennio una vitalità che non si era probabilmente mai vista prima. Non solo Star Trek gli è sopravvissuto e sta crescendo ma dopo la sua morte vennero create due serie televisive basate su alcuni dei soggetti che Roddenberry aveva ideato negli anni ’70: Pianeta Terra – Cronaca di un’invasione (Earth: Final Conflict), e Andromeda sono divenute realtà sotto l’egida di Majel Barrett. E una terza idea di Roddenberry è diventata una serie a fumetti intitolata Gene Roddenberry’s Lost Universe.

Anche i premi post mortem sono un significativo segno del giudizio che la posterità ha dato di Roddenberry: Il premio della Space Foundation nel 2002, il “Douglas S. Morrow Public Outreach Award” per i contributi e l’entusiasmo dimostrati verso l’esplorazione spaziale, e nel 2007 Roddenberry è stato inserito nella Science Fiction Hall of Fame, mentre nel 2010 è stato inserito nella Television Hall of Fame.

Già in vita, ma ancor di più dopo la sua dipartita la reputazione di Roddenberry come un visionario futurista ha continuato a crescere. Riconoscimenti al valore delle sue idee sono anche il fatto che un episodio di Star Trek sia conservato presso lo Smithsonian Institute (la prima serie televisiva ad aver ottenuto un tale privilegio), senza nominare il modello dell’Enterprise, conservato sempre presso l’istituto, dove è conservato anche lo “Spirit of St. Louis”, senza dimenticare l’attribuzione del nome Enterprise al primo Shuttle della NASA.

Ma potremmo continuare all’infinito citando quanta tecnologia odierna ha tratto ispirazione dalla tecnologia raccontata in Star Trek o di quanti scienziati lo siano diventati stimolati dalla visione della serie o anche di quanti, nella propria quotidianità, abbiano trovato conforto o stimolo da una storia o un personaggio di Star Trek.

Potete raccontarcelo nei commenti a questo articolo o seguendo lo STIC-AL in tutte le iniziative che continueremo a fare per celebrare la figura di Gene Roddenberry, “Il grande uccello della galassia”

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