DALLA NEW YORK COMICON CON LE INTERVISTE AGLI ATTORI: KATE MULGREW

Alla Comic Con di New York, in una sorta di speed date alcune testate giornalistiche sono state messe intorno ad un tavolo dove i vari ospiti si sono avvicendati per un0intervista, passando dopo alcuni minuti ad un altro tavolo.

Oggi vi presentiamo l’intervista a Kate Mulgrew.

22 anni dopo aver interpretato il capitano Janeway in carne ed ossa, Kate Mulgrew ora è diventata l’ologramma del suo personaggio su un’astronave comandata da bambini.

Nell’intervista che ha rilasciato al NYCC Mulgrew è divertente, riflessiva e schietta, non usa mezzi termini e sa come lavorare sulla folla (o, in questo caso, su un tavolo pieno di giornalisti).

La transizione da essere umano ad ologramma

Ci è voluto un po’ di adattamento, naturalmente. Stiamo parlando di un ologramma. Quindi la sfida era: come posso dotare questo ologramma di tratti interessanti senza renderlo una specie di copia di cartone di quello che era una volta? Così, molto lentamente, ho cercato di inserire l’umorismo, il calore, persino un certo grado di discernimento, perché alcune persone le piacciono, di altre non si fida molto e questo aspetto l’ho sviluppato lentamente. L’ologramma Janeway ha un tono un po’ più leggero, in modo che i bambini mi ascoltino con un certo grado di tranquillità. Perché penso che se si accentua la presenza della vera Janeway, come la conosciamo da Voyager, si rischia di allontanarli o stancarli. Ma alla fin fine è un processo divertente.

Il momento preferito della seconda parte di questa prima stagione:

Credo che sia uno spoiler. Però vi dico questo: ci sono diverse versioni di Janeway, e alcune sono oscure e inaspettate. Inoltre, il viaggio prende una piega straziante, e questo è stato davvero interessante.

Robert Beltran (Chakotay)

Purtroppo non ho potuto lavorare con lui. Non ho nemmeno sentito la sua voce. Alla fine si tratta di battute sparpagliate qua e là e quindi non l’ho visto. Non è come la vecchia Hollywood, i tempi d’oro in cui si entrava in cabina di registrazione e si era in due o tre, capisci? Quei giorni sono finiti. Il COVID ha dato la botta finale. Chissà, forse in futuro ci sarà un’occasione in cui Robert e io potremo ritrovarci, perché gli voglio bene, ma per ora le cose stanno così.

Lavorare da casa

No, io devo andare in uno studio. Lo esigo. Per fortuna anche loro lo pretendono. Non faccio nulla a casa. Voglio la squisita calibrazione degli ingegneri nell’altra stanza. Voglio sapere che ogni tono che sto cercando di ottenere, ogni nota, ogni intenzione è registrata perfettamente. E non credo che nel mio bagno, con un cartone appeso al muro e attaccato alla finestra, si possa ottenere lo stesso effetto. Non ci credo. No. Non mi piace nessuna delle cose che si fanno a casa. Voglio avere la percezione di andare a lavorare.

La ricerca di Chakotay da parte di Janeway è personale o professionale

Beh, questa è l’essenza di Janeway. Persone e professionale sono inseparabili: anche se si tratta della Specie 8472, che lei detestava, alla fine, in un certo senso le dispiaceva per loro. Guardate Sette di Nove, come è diventato profondamente personale l’impegno nei suoi confronti. Quindi, se sto cercando di trovare Chakotay, mi aspetto che dopo l’impegno che ci metto, dopo i tanti ostacoli e i molti colpi di scena la ricompensa sarà gratificante. Lo spero, ma in effetti non lo so.

Differenze tra il doppiaggio e la recitazione in una soap opera I Ryan

È stato cento anni fa! Ci ho lavorato solo per tre anni. Il doppiaggio è molto più facile. È molto, molto più facile. È molto libero, molto liberatorio, e sto collaborando con Kevin e Dan Hageman [i creatori della serie Prodigy n.d.t.], che non solo sono creatori e scrittori di livello geniale, ma sono anche uomini buoni e corretti. Quando lavoro con loro sento che posso fare qualsiasi cosa e che siamo in sintonia, e raramente ho sentito questo livello di collaborazione. Il live action è molto intenso. Persino in “Orange is the New Black”, dove c’era un sacco di roba in ballo, si trattava solo di “colpire il segno, tagliare, stampare, andare avanti”.  Fai una ripresa, forse due, al massimo due riprese. Qui lavoriamo, giochiamo: “Posso averne un’altra”, “Vorrei provare questo”. Non dicono mai di no. E dicono sempre: “Prova questo allora”. Rende il lavoro molto divertente.

Lavorare da sola

Siamo io e quei ragazzi [gli Hageman n.d.r.] su zoom. E va bene così. Posso dire che vivo nei confini della mia immaginazione. E in fondo cosa c’è di male? È comunque parte del mio lavoro, comunque. Di solito un attore esce e il pubblico partecipa in un modo o nell’altro, inoltre su un palcoscenico hai la macchina da presa davanti. Ma io devo comunque sempre usare il mio giudizio e metterci la mia testa. Quando si sale su un palcoscenico di fronte a 1500 persone, cosa che ho fatto spesso nella mia vita, provi un nervosismo che ti stringe il diaframma, così che anche se stai recitando Clitemnestra [con una voce alta e stridula] può suonare così [la voce torna normale]. Capite? Nella cabina di regia non c’è nessuno, quindi sono rilassata e la voce scorre attraverso le corde vocali, la laringe è libera, la mascella è rilassata e posso salire, scendere, andare oltre e l’emozione esce molto, molto facilmente.

Janeway davanti alla nuova generazione di fan a Star Trek

Ottima la scelta di Janeway. Chi altro poteva essere? È un’ottima scelta. Sono stati intelligenti e Alex Kurtzman è stato furbo a chiedermelo perché credo che abbia capito qualcosa che nemmeno io riuscivo a vedere, ed è per questo che è il visionario che ha assunto il controllo di tutto il franchise. Sapeva che le mamme avrebbero detto ai loro figli di cinque anni: “Guarderemo ‘Star Trek: Prodigy’ e ti dirò chi è quella persona”. Il bambino capirà che si tratta dell’ologramma Janeway, ma la madre lo supporterà con la sua conoscenza dei capitani. Credo che l’intenzione fosse proprio questa: rendere la visione appassionata e la conversazione intergenerazionale. E sarà una conversazione madre/figlio straordinaria.

Cosa ha portato Mulgrew nel ruolo dell’ologramma Janeway

L’umorismo, non la morbidezza, non la tenerezza, ma l’empatia. Questo ologramma prova empatia per questi ragazzi. Voglio dire, sono tutti nei guai. Soprattutto Dal, che ha sofferto probabilmente più di tutti loro messi insieme. Quindi l’ologramma Janeway deve esercitare diplomazia e saggezza quando si tratta di avere a che fare con un ragazzo come Dal, che è così sicuro di morire che fa di tutto per impedirlo. Anche in questo caso, si tratta di un rapporto personale, ma deve essere sempre fondato sul fatto che Janeway è lì per insegnare loro le qualità della Flotta Stellare e la Prima Direttiva. “Prendetevi per mano e andiamo. Non potete farcela da soli”. Se solo lo sapessimo come specie, ma non lo sappiamo, vero? Non possiamo farcela da soli.

Il viceammiraglio Janeway incontra l’ologramma Janeway

Vedremo che dinamica si svilupperà. Immagino che sarà un po’ sprezzante nei confronti dell’ologramma, fino a quando l’ologramma non la convincerà del contrario. Insomma non sembra essere molto maturata da questo punto di vista.

In attesa di vedere le nuove puntata di Star Trek: Prodigy che verranno distribuite a partire dal 27 ottobre 2022, potete gustarvi le prime dieci su Amazon Prime e seguire i nostri aggiornamenti.

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