Nov 20 2017

Reunion XIII – Finale

 

FANTOZZI DI RITORNO DALLA REUNION

 

L’Hotel Mediterraneo di notte, molto suggestivo.

Quel lunedì mattina Fantozzi si svegliò di soprassalto, nella sua stanza d’albergo dell’Hotel Mediterraneo di Riccione, al suono della sveglia che lo destò da un sogno meraviglioso in cui stava spalmando l’olio solare sulla schiena di Mary Wiseman (Sylvia Tilly in Star Trek: Discovery) su una spiaggia caraibica. Gli sembrò che la banda comunale gli suonasse la “Marcia Imperiale” di Star Wars nelle orecchie a tutto volume, con gli ottoni alla massima potenza.
Si alzò trascinandosi verso il bagno con la disinvoltura di uno zombie di “The Walking Dead”, e nel vedersi allo specchio ebbe un moto di orrore: sguardo della stessa lucidità di una triglia sul banco del pescivendolo, capelli stile “Dragonball” e un alito che avrebbe richiesto il porto d’armi. Si gettò ululando una secchiata di acqua gelida in faccia, e ricostruì gli eventi della sera prima: a Reunion conclusa aveva gozzovigliato sui divanetti dell’albergo assieme a Filini, alla signorina Silvani e ai suoi colleghi dello Star Trek Italian Club. Pane e salame, birra e vino come se piovesse: il tutto portato dai partecipanti della convention, com’era tradizione.
Guardo’ l’orologio e per poco non svenne: era tardissimo, e doveva subito lasciare l’Hotel, se non voleva perdere il treno.

Si vestì in fretta e furia mentre contemporaneamente si lavava i denti e si faceva la barba, e uscì dalla stanza spingendo il trolley. Non volendo perdere tempo ad aspettare l’ascensore, si gettò letteralmente giù per le scale, ruzzolando a velocità di curvatura lungo tutte le rampe, fino a concludere la “discesa” proprio sulla portineria, che centrò con una craniata pazzesca.
Subito l’addetta lo bersagliò con una gragnuola di pedatoni perché aveva lasciato i denti lungo le scale, e ora sarebbe toccato pulire.
“Voleva andarsene senza aver pagato la tassa di soggiorno, eh?”
“Ma…io, veramente…mi scusi, dottoressa…imperatrice…ammiraglia…”
“Se ne vadi, e non torni mai più!”
“Com’è umana, lei!”
E con un ultimo pedatone (per l’occasione aveva indossato scarpe dalla punta metallica, non regolamentari, proibite dall’associazione albergatori sin dal 1978), buttò Fantozzi in strada, assieme alla sua valigia.

Fantozzi si incamminò verso la stazione in una giornata molto fredda per la metà di Novembre. Un vento gelido imperversava, sentì addirittura ululare, e infatti per la strada vide addirittura un lupo, cosa che gli parve ben strana, a Riccione.
“Mi scusi, ingegnere…microbiologo…guardiamarina…ma lei cosa ci fa, qui?”
“Mai sentito parlare di lupi di mare?”, rispose il canide.
Fantozzi ci pensò un attimo e la risposta gli sembrò assolutamente sensata. Salutò il lupo, il quale proseguì verso viale Ceccarini per acquistare un cappotto di pelliccia (con quali soldi, vi chiederete; come fa un lupo ad avere del denaro? Ovvio che non ce l’aveva: pagò con carta di credito), e si diresse verso la stazione.

Fantozzi riuscì per un pelo a prendere di corsa l’Intercity diretto a Bologna, lasciando una scarpa e due molari sulla banchina, ma il treno era pieno fino all’inverosimile: cercò il suo scompartimento, superando la mostruosa montagna di valige che riempivano il corridoio, solo per scoprire che il posto prenotato era già occupato da un tedesco (che però in realtà si chiamava Bepi Brusolin, di San Stino di Livenza, e viaggiava a sbafo).
Riuscì a trovare posto soltanto nel gabinetto, dove, seduto comodamente sull’asse del water assieme a due napoletani anche loro in una sistemazione di fortuna, si potè finalmente rilassare, e, causa carenza di sonno, si addormentò, sognando gli eventi della giornata precedente alla convention…

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REUNION – GIORNO 3

Il programma della domenica ebbe inizio con l’intervento di Mario&Mario di Space Radio, a cui seguì la conferenza scientifica “Diario dell’ombra: l’eclissi americana”, di Gianfranco Lollino dell’Osservatorio Copernico di Saludecio (RN). Concluse la mattinata la conferenza di Marcello Rossi con Fabrizio (e non Francesco) Pucci sul doppiaggio di Star Trek Discovery; poi, nel pomeriggio, ci fu il secondo incontro con l’ospite d’onore Dominic Keating, sempre coadiuvato dalla brava e bionda Gabriella Rizzo alla traduzione simultanea.

Dominic Keating con la nostra Gabriella Rizzo.

Keating fece come sempre divertire il pubblico, raccontando come aveva ottenuto il ruolo di Malcolm Reed in “Enterprise”, e dei colloqui che aveva sostenuto alla Paramount. Mostrò anche i provini per una nuova parte che sperava di ottenere, e che aveva girato proprio negli ultimi giorni, con la gentile collaborazione di una delle responsabili della miglior reception di sempre® (che ora pretenderemo che venga invitata come ospite l’anno prossimo).

 

Per la gioia delle signore, di nuovo Keating

Ancora Keating, che saluta e se ne va.

La giornata proseguì con una versione molto personale di “After Trek”, il talk show che segue sempre le puntate di Discovery su Netflix, con Marcello Rossi e Marco Pesaresi come presentatori. Un’occasione per discutere tutti insieme sulla nuova serie e sulle aspettative che ha generato, con lodi e critiche. Molto entusiasmo e anche legittime perplessità, ma in ogni caso un motivo per celebrare: dopo dodici anni di assenza Star Trek è tornato in televisione, con nuove navi, nuovi eroi e nuove avventure, e solo per questo vale la pena di stappare lo champagne. Poi, è noto che mettendo dieci trekker in una stanza si avranno sempre almeno venti pareri diversi.

 

Marcello Rossi presenta “After Trek”

Si fa spazio per la foto di gruppo: la Reunion sta per finire!

Infine, alla sera, dopo la foto di gruppo con gli ultimi sopravvissuti, l’ultima cena (ma non venne tradito nessuno). Infine, le ulltime chiacchere sui divanetti dell’Hotel Mediterraneo, i saluti per chi la mattina dopo sarebbe partito presto, e a ora tarda l’ultimo spuntino a base di pane e salame, ben innaffiato di vini e spumanti. Tutti si divertirono nell’assistere ai battibecchi tra Fantozzi e la signorina Silvani, che non potevano restare a lungo senza litigare. Uno spettacolo imperdibile con grandi risate, che puntualmente ogni volta si replicava per la gioia dei fan.
Sì’, ancora una volta la Reunion si era conclusa, purtroppo.

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Fantozzi si svegliò nuovamente di soprassalto mentre sognava di dare lo smalto alle unghie dei piedi di Mary Chieffo (L’Rell in Star Trek: Discovery) sul bordo di una piscina a Hollywood; i napoletani stavano giocando a palle di neve, che avevano fatto con la neve entrata dal finestrino, e una l’aveva centrato in pieno viso. Proprio quella mattina si era avventata sulla zona la più grande nevicata degli ultimi 200 anni, e per quello il treno era fermo a Imola senza nessuna indicazione su quando sarebbe ripartito.

 

La più grande nevicata degli ultimi 200 anni.

Quel giorno tutti i convogli subirono ritardi a non finire; dal finestrino, Fantozzi vide che, in mezzo alla tormenta, i passeggeri scendevano dai treni sprofondando nella neve fresca. In mezzo alla gente, un lupo dall’aspetto familiare che indossava un cappotto di pelliccia lo vide e lo salutò educatamente dicendogli: “Torno sulle montagne, qui non ce la faccio più. Oh, ragazzi, siam pazzi? Guarda che l’Enterprise, anche se ha le gondole, mica puo’ atterrare sul canal grande a Venezia!”
Dal suo smartphone Fantozzi apprese che tutti i suoi colleghi avevano problemi nel rientro verso casa. Filini era bloccato in aeroporto, dove la protezione civile aveva già allestito un servizio d’emergenza distribuendo coperte e bevande calde. Calboni aveva trovato le autostrade chiuse ed era ripiegato per strade secondarie, perdendosi quasi subito; era finito a Olbia, dove chiedeva inutilmente ai cani pastori la direzione giusta per il casello di Melegnano.

Ci volle un’ora e mezza perché il treno arrivasse a Bologna. Fantozzi si smarrì tre volte nel labirinto della stazione sotterranea, incontrando più volte gente sporca e lacera che vagava per quei luoghi dal 2013, senza aver mai più visto la luce del sole e vivendo di elemosine. Uno, un ex geometra di Vercelli la cui moglie l’aveva dato ormai per disperso e si era messa assieme a un macellaio, chiese se era vero che Matt Smith non voleva più fare Doctor Who. Fantozzi gli rispose evasivamente e corse all’impazzata verso il Frecciarossa che stava già chiudendo le porte.

Rientrato a casa, Fantozzi venne pervaso quasi subito dalla SDPC, la Sindrome Depressiva Post-Convention. Pensò di rivolgersi al dottor Palmito, specialista in quel genere di malesseri, ma le ultime notizie lo davano ancora rinchiuso nella clinica “Olivolì olivolà, olivolì, Klingon Qaplà” di São Paulo, dove passava le giornate a cantare “A Chianciano ci darem la mano, mentre a Riccione ci faremo tutti un bombolone”.

D’improvviso suonò il telefono. Era il megapresidente galattico dello Stic, che lo convocava d’urgenza.
Fantozzi vi si fiondò sparato come un missile, in mutande e calzini, prima ancora che la telefonata fosse terminata.
Il grand. Uff. Lup. Mann. di gran croc., duca-conte, lo accolse con benevolenza nel suo ufficio, che sembrava più grande dentro; era seduto sulla sua poltrona foderata di pelle di targ, e quattro schiave di Orione vestite solo con poche gocce di “Risa Caprice n.5” gli facevano aria con ventagli di piume di struzzo denobulano.
“La vogliamo piantare, con queste sventagliate, che sto prendendo freddo? Ho ormai una certa età!”, disse alle ragazze. E poi, rivolto a Fantozzi: “Caro Fantocci, le ricordo che lei deve ancora pubblicare il resoconto dell’ultima giornata della Reunion. Ne va dell’onore della nostra megaditta! Lei lo sa cosa le succede se non lo fa, vero? Verrà fustigato pubblicamente alla prossima Starcon, nello stesso ristorante dell’ultima volta!”.
“Lei è molto umano”, fece Fantozzi, e non potè fare a meno di immaginarsi la punizione mentre veniva inflitta dalle ragazze della reception (la migliore di sempre®), in calze a rete e tacchi a spillo. Gli si azzerò la salivazione, gli vennero gli occhi pallati e pensò seriamente di disobbedire. Poi però si ricordò come si mangiava in quel ristorante, si rese conto che bisognava evitare di tornarci, e chinò il capo ossequioso.
“Vadi, caro Pupazzi, vadi”, disse il megapresidente, “e scrivi”.
“Ma…mi scusi, Maestà… cioè, voglio dire, Supremo Q…Signore del Tempo…mi da del tu?”
“No, scrivi, congiuntivo.”
“Ah, sì, congiuntivo, giusto. ”
“Ci rivediamo a Chianciano, e non si dimentichi la prenotazione. L’ aspettiamo. Un socio Stic ha sempre un posto in prima fila!”

 

Ci vediamo il prossimo Maggio, a Chianciano!

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